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Perché le relazioni finiscono

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Le relazioni evolvono perché le persone evolvono. Noi siamo in continuo movimento come individui e questo significa che anche le nostre relazioni cambiano in continuazione. 

Il modo in cui ci rapportiamo a questo cambiamento influisce di molto sulla qualità delle nostre relazioni e alla fine può rappresentare la differenza tra una relazione che dura e una che invece arriva al capolinea. 

Se lavoriamo su noi stesse e sulla nostra relazione, questo movimento crea opportunità di crescita per noi come individui e per la relazione, portando entusiasmo e nuovi livelli di connessione con il nostro partner. 

Non possiamo controllare le circostanze, possiamo solo controllare le nostre reazioni e acquisire maggiore consapevolezza circa i nostri pensieri e le nostre emozioni per evolvere internamente e avere molta più tranquillità su ciò che non possiamo controllare.

Se invece restiamo passivi, non ci adeguiamo al continuo cambiamento, non cogliamo l’opportunità per crescere come persone e come coppia, allora il continuo cambiamento alla fine può portare alla fine della nostra relazione. 

Siccome vogliamo tutti relazioni piene di amore, di condivisione e di sintonia in cui sentirci protetti e al sicuro, ecco qui nove modi per assicurarti la fine della relazione e come prevenirla.

Quello che trovi qui:

Continui litigi

Nessuno di noi entra in relazione con l’intenzione di rendere la vita impossibile all’altro e a noi stessi. Tutti vogliamo solo essere felici. Tuttavia è facile cascare in comportamenti sabotanti e rendere la relazione invivibile.

Questo succede perché le relazioni sono terreno di prova per le nostre più profonde insicurezze.

Le relazioni di coppia che abbiamo in età adulta dipendono molto da come siamo stati trattati da bambini e dall’amore che abbiamo percepito a livello profondo.

Non importa se a livello razionale riusciamo a spiegarci che i nostri genitori ci volevano bene, quello che conta è la lettura emotiva che abbiamo dato dei comportamenti  e delle circostanze che abbiamo vissuto da bambini.

Se da bambina ti sei sentita non voluta, abbandonata, rifiutata, non amata continuerai a cercare disperatamente di riparare a quel vuoto anche da adulta e ogni volta che il tuo partner farà qualcosa che ricordi al tuo inconscio la mancanza d’amore che hai vissuto scatenerà in te forti e apparentemente inspiegabili reazioni. 

Quando il tuo partner dice o fa qualcosa che per te è sintomo di mancanza di amore, di stima, di sostegno, la risposta emotiva sarà immediata e devastante. 

Come fare? Bisogna aumentare la soglia di consapevolezza circa ciò che ti ha fatto del male in passato e rendersi conto, attraverso esercizi di presenza, che oggi non sei una creatura indifesa, che il tuo partner non voleva farti del male intenzionalmente ma che anche lui si porta addosso il suo bagaglio emotivo. 

Fare esercizi di presenza in modo costante significa anche riconoscere quegli inneschi emotivi e fare in modo di prevenire, anziché dover spegnere l’incendio una volta che il litigio è esploso. Man mano che si procede, impariamo a conoscerci e ci rendiamo conto di come la maggior parte di pericoli e di paure accadono nella nostra testa.

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Essere da soli in due

In una relazione di coppia si è in due. Questo significa non essere in due solo in modo teorico, o dichiarare sui social media che si è in una relazione di coppia, ma soprattutto esserci l’uno per l’altra in modo profondo. Quando ci sono dei problemi da superare, tensioni da risolvere, programmi per il futuro da fare se gestisci da sola tutte le tue questioni, tutte le tue emozioni e anche tutta la parte pratica significa che non hai un compagno, ma un coinquilino. 

Prova a sentire profondamente come stai nella tua relazione. Ti senti sola? Ti senti che fai tutto tu? Ti senti che prendi le decisioni più importanti per entrambi e l’altro non partecipa minimamente? 

I problemi di coppia andrebbero affrontati in due. Ma non solo. I reciproci problemi andrebbero affrontati in una comunione di intenti. Non significa trasformare l’altro in una spalla su cui piangere né usare l’altra persona come cestino per le nostre lamentele e insoddisfazioni, ma saper di poter contare sull’altro, sentire di essere connessi e sullo stesso piano, questo è sicuramento un buon cammino per una relazione appagante e sana. 

Per evitare di diventare dei coinquilini bisogna imparare a comunicare i nostri bisogni all’altro senza che ciò suoni come una lamentela o una critica. Come si fa? Si comunica ciò che si vuole e non ciò che si vuole evitare. Se mi dà fastidio che l’altro non fa la sua parte nell’organizzazione domestica non mi lamenterò dicendo “non fai mai niente, faccio tutto da sola”, dirò piuttosto “mi piacerebbe che condividessimo di più i compiti domestici, così possiamo passare più tempo insieme a fare qualcosa che ci piace davvero”.

Se prendi tutte le decisioni tu per entrambi, allora nella tua relazione non c’è un vero «noi». 

Valori diametralmente opposti

La più grande sfida per due persone che vogliono costruire una relazione e il motivo per il quale molte relazioni finiscono è il sistema di valori e di bisogni che hanno come individui.

All’inizio, quando si conosce una persona ci si rende sempre un po’ più interessanti e appetibili di quello che non si è nella quotidianità di una relazione stabile. 

La vera prova del nove della relazione avviene quando togliamo i filtri che abbiamo sapientemente applicato alla realtà e mostriamo ciò che siamo realmente. Poche relazioni sopravvivono a questa fase. Non possiamo fingere per tutta la vita valori che non abbiamo, né tanto meno possiamo nascondere all’altro e a noi stessi i nostri profondi bisogni.

Se i nostri valori sono diametralmente opposti rispetto a quelli del nostro compagno c’è veramente poco da fare e occorre chiedersi con sincerità perché ci ostiniamo a tenere in piedi un rapporto che non potrà mai essere fonte di reciproca felicità. 

I valori più importanti sono ciò che fa di noi ciò che siamo. Non li possiamo fingere. Non possiamo cambiarli. Se cambiano i nostri valori, significa che quelli che avevamo non erano realmente nostri, significa che non ci conoscevamo a fondo. Affinché una relazione “funzioni” dobbiamo avere chiaro chi siamo e chi è la persona con la quale vogliamo passare- potenzialmente- la vita. Questo non significa doverla pensare allo stesso modo su tutto, avere gli stessi interessi, gli stessi hobby, ma concordare sui temi più importanti per poter progettare un futuro in due. 

Se tu vuoi avere dei figli e il tuo compagno no, non puoi passare la vita sperando che cambi idea o peggio, incastrarlo in un ruolo che non desidera. Allo stesso modo non è giusto che rinunci alla maternità perché finiresti per recriminare e odiare l’altro per questa rinuncia. Bisogna prendersi la responsabilità dei propri desideri e abbandonare la paura dell’ignoto di una relazione nuova nella quale potresti essere infinitamente più felice e appagata.

Altro tema importante è lo stile di vita. Se è tuo sogno viaggiare e girare il mondo fino alla fine dei tuoi giorni, mentre il tuo partner sogna una casa in campagna su un isolotto nell’Atlantico, potete trovare dei compromessi, a patto di essere totalmente onesti con voi stessi. Come dico sempre, quando si entra in relazione con l’altra persona la cosa più importante è entrare ancora più a fondo nella relazione con noi stessi, scovare le nostre convinzioni e programmi inconsci, capire chi siamo veramente e scegliere di rinunciare a una proiezione fasulla di chi siamo in favore di chi siamo realmente. Solo così possiamo stare bene anche in due, altrimenti è un continuo rimandare. 

 

Conoscere se stessi significa conoscere i nostri valori, il nostro profondo e autentico sé, le convinzioni e programmi inconsci che abbiamo acquisito nella vita, il tutto mettendoci alla prova in una relazione che è necessario vedere come occasione di crescita comunque vada a finire. 

Crescere in direzioni opposte

Una delle relazioni che più mi ha segnato è finita quando abbiamo smesso di crescere insieme. Io sono andata in una direzione e lui, lui è rimasto fermo. È stato molto difficile e doloroso prendere atto del cambiamento e decidere che non potevamo più continuare a essere una coppia. La fine di una relazione è una sofferenza per tutti, anche per chi decide di compiere materialmente il gesto che mette il punto al rapporto. 

Le persone cambiano in continuazione. Se l’evoluzione non si compie insieme, ci si può aspettare per un po’, stimolando l’altro a mettersi in cammino, ma c’è una soglia che se superata la differenza diventa inconciliabile e bisogna farsi il favore di andare avanti. Si fa un favore a se stessi e all’altra persona. Quando non si condivide più niente, quando non c’è più nessun tipo di stimolo nella coppia, significa che ci siamo allontanati e in direzioni totalmente diverse. Per raggiungere l’altro dovremmo dire di no a noi stessi, dovremmo castrare la nostra crescita e questo è quanto di più malsano tu possa fare. 

A volte accade perché è inevitabile, i valori erano diversi in partenza e bisogna solo accettare il fatto, perdonarsi e andare avanti. A volte è evitabile, basta comunicare efficacemente nella coppia, lavorare sulla crescita, essere entusiasti e partecipare ai successi e agli interessi dell’altra persona. Bisogna rinnovare periodicamente la relazione, non dare niente per scontato, rivedere le aspettative reciproche sulla vita e sulla coppia, fare progetti che siano per la coppia e non solo come singoli individui, ricordarsi delle esigenze dell’altra persona, accorgersi se sentiamo le esigenze dell’altro come un peso. 

Le relazioni non sono statiche. Le persone che capiscono questo e lavorano in modo attivo su loro stesse come individui e come coppia rimangono forti in coppia. Non si può pretendere una relazione che non abbia nessuna sfida, che non debba affrontare alcun problema, perché quella non è una relazione, bensì un incontro superficiale tra due persone che non influisce in modo significativo sulla vita di nessuno dei due.

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