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Come superare la fine della relazione

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Non c’è modo di evitarlo: la fine di una storia è sempre un momento terribile, anche se cerchi di gestirla in modo strategico.

La fine di una storia scuote il tuo mondo dalle fondamenta, mette in discussione la tua fiducia e la tua fede nell’amore stesso.

Se sei stata lasciata, sei alle prese con il vero dolore da rifiuto e abbandono, oltre che con il lutto per un amore finito. 

Se sei stata tu a lasciare, probabilmente oltre alla tristezza stai lottando con i sensi di colpa e i cosa sarebbe potuto essere se… 

Anche quando una relazione termina nel modo più amichevole possibile, la fine di una relazione ci mette di fronte a noi stesse e ci proietta nell’ignoto. 

La relazione è sempre qualcosa di rassicurante, che una volta finita ci costringe a ripensare le nostre abitudini, il nostro stile di vita, i nostri obiettivi. 

Inoltre, in una cultura che ha il «per sempre» come obiettivo di una relazione, la fine della storia ci fa sentire spesso e volentieri come se avessimo fallito il compito.

La verità è che la fine di una storia apre davvero scenari nuovi nella nostra vita, il famoso chiusa una porta si apre un portone, perché tutto intorno a noi è movimento e più accettiamo l’idea che non possiamo controllare praticamente nulla, più riusciamo a vivere in serenità i rapporti di coppia, inclusa la loro fine. 

 Se stai cercando di superare la fine della tua storia, allora qui troverai metodi non banali per farlo e farlo in modo più veloce possibile.

 

Quello che trovi qui:

Perché è così difficile superare la rottura

È inevitabile: le relazioni cambiano profondamente il modo in cui vediamo e percepiamo noi stesse.
Mentre ci stiamo innamorando di una persona il grado di felicità percepita aumenta.
L’innamoramento ci fa sentire appagate, in uno stato di continua ascesa.
Man mano che la relazione cresce ci sentiamo sempre di più al sicuro, protette in una routine emotiva che fa fondere il nostro modo di essere con quello del partner.
Più matura l’impegno all’interno di una coppia, più si tende a pensare in termini di «noi»: cosa è meglio per noi, che cosa vogliamo come coppia, cosa vogliamo costruire per noi.

Si iniziano a condividere interessi, punti di vista sul mondo, si sperimentano cose nuove. I confini tra il mondo emotivo di uno si fondono con i confini emotivi dell’altro. 

La fine della relazione spazza via tutto questo. Improvvisamente non esiste più nessun noi. La rottura mette in discussione in automatico molte delle nostre certezze, cose alle quali lo stare in coppia ci ha abituato.
Questo disorienta e angoscia, perché è come se improvvisamente dovessimo ricostruire noi stessi. E in parte, è vero. 

Il problema di fondo di tutte le nostre sofferenze è che noi non ci conosciamo affatto. Siamo convinte di conoscere noi stesse, ma in realtà spesso scopriamo di esserci appassionate a degli hobby solo perché lui vi era appassionato, non volevamo dargli un dispiacere, volevamo gratificare il suo ego ed ecco che ci siamo convinte che ci piace davvero.

La fine della storia ci mette a nudo di fronte alle nostre convinzioni su noi stesse. 

La rottura di una relazione ci porta inevitabilmente a chiederci: chi siamo. Questa incertezza è da un lato estremamente stressante, dall’altro apre una marea di nuove opportunità di crescita e di auto-scoperta. 

Un altro dei motivi per i quali è difficile lasciar andare il dolore di una relazione che finisce è che un rapporto stabile con un’altra persona altera i nostri ritmi biologici.
Quando ci affezioniamo a una persona, specialmente se c’è di mezzo la convivenza, l’altra persona ha una forte influenza sulla nostra fisiologia.

Le persone che amiamo ci danno energia, ci calmano quando siamo agitate, ci aiutano a regolare il ritmo delle nostre giornate.

Pensaci un attimo, se conviviamo con un partner, questo influisce anche sugli orari dei nostri pasti o su quando andiamo a dormire, fungendo in qualche modo da rete di sicurezza per il soddisfacimento dei nostri bisogni primari.
Il solo fatto che l’altro ci sia ci rassicura enormemente. 

Quando la relazione finisce improvvisamente veniamo privati da questa sicurezza, ci ritroviamo a sperimentare il mancato attaccamento alla persona amata e questo porta anche degli squilibri fisiologici: insonnia, agitazione, appetito irregolare, problemi digestivi.

La fine della relazione è un vero e proprio lutto per il nostro corpo- che ha una sua intelligenza- e il nostro corpo ci manda dei segnali per aiutarci a superare il momento.
Il segnale in questo caso è abbastanza evidente, è come se il corpo gridasse: prenditi cura di me. 

Quanto tempo ci vuole

La prima cosa che tutte ci siamo chieste di fronte alla fine di una storia è: quando finirà questo dolore?

La mente umana è programmata per pensare in termini di tempo.
La sofferenza stessa è legata al concetto di tempo. Pensiamo che con il tempo le cose cambiano, che con il tempo il dolore svanisce.
Il tempo non migliora le cose. Con il tempo le cose deteriorano, le persone invecchiano. Il tempo da solo non è mai sufficiente.

Ti basti pensare  che se ti aspetti un cambiamento nella tua vita e ti siedi sul divano ad aspettare che il tempo passi raramente accade qualcosa di positivo o di bello.
Nella migliore delle ipotesi non accade semplicemente nulla. Cosa ci vuole quindi? Fare. Bisogna fare. 

Mi piace chiamare questo «fare» azione cosciente. Azione cosciente è quel darsi da fare che è concreto e porta benefici sia materiali che animici. 

L’azione cosciente è un’azione che non ha nulla a che vedere con la disperazione, non serve a riempire semplicemente le giornate per “far passare il tempo”, ma è un fatto preciso, concreto, che ci aiuta in maniera solida e reale a superare le difficoltà. 

Se mettiamo in pratica azioni coscienti per superare la fine di una storia, allora si possiamo dire anche quanto tempo ci vuole per iniziare a sentirci meglio.

 

Sono due i numeri da tenere in considerazione: 21 e 90. Ci vogliono 21 giorni a stabilire delle nuove abitudini e 90 giorni affinché queste abitudini diventino parte della nostra “personalità” in modo solido. 

Sono sicura che hai già sentito parlare di come avere abitudini sane impegnandosi per 21 giorni.
Bene, ora ti spiego cosa fare per aiutare te stessa a superare il dolore della fine di una storia.

Quando una relazione finisce l’unica cosa sensata da fare e prenderti cura di te e questo cura tutto.

Cosa fare per superare la fine di una storia

La parola chiave per superare la fine di una storia è accettazione.
Accettare la realtà, accettare la propria rabbia, accettare la
delusione, accettare la paura dell’ignoto che la fine della relazione comporta, accettare il fatto di sentirsi rifiutate, abbandonate, accettare la tristezza, accettare di non sapere chi siamo dopo la rottura, accettare lo smarrimento.

Ma cosa significa l’accettazione e come si fa ad accettare?

Prima di tutto ti voglio dire ciò che accettazione non è. 

Accettare una situazione non significa tollerarla. Se tolleri una situazione non la stai accettando, semplicemente l’hai accantonata perché speri finisca presto. 

Allo stesso modo l’accettazione non ha nulla a che vedere con la rassegnazione. La rassegnazione è una condizione passiva, ci rassegniamo davanti a una cosa che pensiamo di non poter controllare. 

Non possiamo avere il controllo sulla fine della nostra storia né tantomeno costringere l’altra persona ad amarci, però abbiamo il totale controllo su come reagire davanti alla situazione.

Se ci rassegniamo alla tristezza, alla rabbia, ai sensi di colpa, allora questa tristezza, questa rabbia e questi sensi di colpa ci mangeranno dall’interno. Rassegnarsi significa stivare dentro di noi il nostro bagaglio emotivo e far finta di non vederlo.
E non è affatto un bene: questo non ci permetterà di tornare a essere felici, e spesso e volentieri porta a vere e proprie patologie.
Ecco perché l’accettazione è necessaria per la nostra salute emotiva e fisica.  

 

Se pensi che l’accettazione sia una condizione passiva, ti sbagli. 
L’accettazione comporta azioni concrete.

Essere in accettazione significa stare aperti, avere il cuore e la mente leggera, attraversare la vita in modo flessibile, senza fissarsi su ogni cosa che ci accade. Per superare la fine di una storia non possiamo che dirigere tutte le nostre energie verso l’accettazione, perché se ci rassegniamo significa che rimane ancora del sospeso tra di noi, che sotto-sotto vorremmo che le cose fossero andate diversamente.

L’accettazione di tutto ciò che è ci libera dal peso dei giudizi su noi stessi e sul nostro ex partner, perché se da un lato ci viene istintivo cercare un colpevole, dall’altro trovare il colpevole non ci aiuta a stare bene con noi stessi, né a costruirci relazioni in futuro.

Guarda in faccia la tua rabbia

Noi ragazze abbiamo questa particolare tendenza di occultare la rabbia che proviamo nascondendola sotto strati e strati di tristezza.
È socialmente più accettabile per una donna essere triste che non essere arrabbiata. Ci è stato insegnato da sempre che non è opportuno per una donna mostrare rabbia ed ecco che non siamo più in grado di distinguere le nostre reali emozioni.

Io invece ti dico guarda in faccia la tua rabbia. La tua relazione è finita. Ogni promessa è stata infranta. Ti senti da schifo. Sei arrabbiata con il mondo. Sei arrabbiata con lui. Sei arrabbiata con il Destino. Sei arrabbiata con te stessa. E allora guarda questa rabbia e lasciale spazio. Non nasconderti, non minimizzare.
Una volta che avrai lasciato spazio alle tue emozioni darai la possibilità a te stessa di sfruttare tutta questa energia a tuo favore, che possa essere utile anziché distruggere la tua vita corrodendoti dall’interno.

Come si osserva la rabbia (e ogni altra umana emozione)? 
Ci si siede senza aspettative. E si respira. Concentrati sul respiro e concedi a ogni parte di te di esistere. Semplice. Per niente facile. Ma estremamente importante per la tua salute e per la relazione più importante della tua vita: la relazione con te stessa.

Togli la spina alla sofferenza

Più dai importanza a un fatto più lo rafforzi. Se vuoi smettere di soffrire devi interrompere il pattern di pensieri ossessivi sulla fine della tua relazione. 

Se ci pensi soffriamo più nella nostra immaginazione che non realmente. Per smettere di star male bisogna desiderarlo, avere il chiaro intento di come si vuole stare emotivamente. Per arrivare a questo punto ci vorrà del tempo, il tempo che tu stessa stabilisci, importante è che non te la racconti.

Siamo complicati, a volte ci affezioniamo alla nostra sofferenza, perché è uno stato che ci è familiare e la mente non vuole portarci fuori dal luogo in cui si sente a casa. Devi uscire dalla zona di comfort della sofferenza e intraprendere azioni coscienti che tolgano la spina ai pensieri che ti danneggiano. Come? Reimpara ad amarti. Dedicati a te, alle cose che ami fare, fai una pulizia delle cose che ti legano ancora alla relazione. 

Impara ad amarti

Quando arrivi a questa fase significa che hai già iniziato a intraprendere azioni coscienti. 
Imparare ad amarsi significa prima di tutto conoscersi. Noi non amiamo nessuno in maniera incondizionata perché non amiamo in maniera incondizionata noi stesse. Bisogna fare un patto con noi stesse, imparare ad amarci in tutto ciò che siamo, compresi i nostri difetti e le cose che di noi vorremmo eliminare. 

Potresti aver sperato in un vademecum più semplice, un paio di consigli che non richiedano tanto impegno, ma la verità è che prima impariamo a dedicarci a noi stesse, alla nostra salute emotiva, prima smettiamo di soffrire per la fine di una relazione o per qualsiasi altro fatto della vita.

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