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Come cambiare durante la crisi

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So come ti senti. Sei in crisi. Sei in crisi perché siamo tutti in crisi. Sei in crisi perché non vuoi tornare alla vita di prima, ma allo stesso tempo hai paura di non riuscire a mantenerti. Sei in crisi perché non ti senti brava abbastanza per tirare fuori il sogno nel cassetto, eppure hai capito che la vita non è tutto questo tram tram al quale ti eri abituata.

Quello che trovi qui:

La cosa più sbagliata che tu possa fare è sentirti sbagliata

Ho sempre avuto l’impressione che ogni singolo essere umano avesse uno scopo ben preciso, una missione da compiere in vita. Sin da quando ero bambina mi sono interrogata su quale fosse il mio posto al mondo, a cosa fossi destinata.

Crescendo ho seguito tutti i passi “obbligati” della società: mi sono diplomata, ho scelto una “buona” università, ho trovato un lavoro, mi sono laureata nel mentre e ho continuato a lavorare, costruendo quella che avrebbe potuto essere una solida carriera in una delle più grandi associazioni sindacali italiane. 

Poi è successo quello che all’epoca non capivo, mi sono ammalata di infelicità. 

Le giornate trascorrevano una uguale all’altra. Casa- lavoro, lavoro- casa. Ogni tanto palestra a intervalli irregolari. Aperitivi. Shopping. 

Non avevo ancora trent’anni, ma la mia vita sembrava già bella che avviata su un binario unico. Un lavoro privo di soddisfazioni al quale “partecipavo passivamente” facendo il mio dovere diligentemente, perché così mi è stato sempre insegnato, però mancava sempre qualcosa, mancava la mia vera essenza, che se ne stava altrove, ad annoiarsi a morte. 

Ti suona familiare?

Se anche tu stai conducendo una vita che ti pare priva di significato, non aver timore, non sei sbagliata. Semplicemente nessuno ci ha mai insegnato a cercare il senso profondo nella quotidianità.

Nessuno ci ha mai spronato a porci le giuste domande e cercare una vita migliore. Attorno a noi è stato costruito un intero sistema che ci invita ad accomodarci, a barattare la nostra vera essenza con l’illusione di una sicurezza che di fatto non abbiamo.

Non ti pare che sia così, specialmente osservando il periodo che stiamo vivendo?

Da oggi a domani tutto il sistema al quale facevamo affidamento si è fermato. Non voglio dire che si sia frantumato, o che non si riprenderà mai più, ma è abbastanza palese anche agli occhi meno attenti che l’epoca che stiamo vivendo è un’epoca di invito al cambiamento.

Se fino a metà marzo facevi un lavoro dipendente all’improvviso ti sei ritrovata senza stipendio oppure hai avuto la “fortuna” di essere tra quelli che potevano continuare a lavorare, con l’altissimo prezzo da pagare: la paura per la tua salute e quella dei tuoi cari.

Dov’è la sicurezza che ti avevano promesso?

Forse sei tra quelli la cui azienda sarà costretta a chiudere e ti ritroverai con la sensazione di dover ricominciare. 

Lascia che io ti rassicuri, questa sicurezza tu non l’hai mai avuta. Quando la tua sussistenza dipende da qualcun altro sei legata a doppio filo alle sue decisioni, alla sua intelligenza, alla sua capacità e non da poco, alla sua sensibilità. 

Ma questo non è il momento per i pessimismi, questo potrebbe essere il momento perfetto per ripartire.

Seguimi, ti spiegherò come. 

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La crisi potrebbe beneficiare a noi che in crisi ci siamo da sempre

E come diavolo è possibile, ti starai chiedendo. 

Vedi, si è a corto di opportunità solo quando si decide di volgere il proprio sguardo verso ciò che fa paura e ciò che preoccupa. Quando impari ad affilare il focus sulle opportunità di crescita improvvisamente la realtà intorno a te cambia.

Il più grande momento di crescita personale coincide con il periodo più buio della vita, con la crisi più grande. Perché? Perché le crisi ti scuotono dalle fondamenta, ti fanno capire ciò che vuoi realmente e ciò a cui ti stai aggrappando, ti fanno capire ciò che è funzionale al tuo benessere e ciò che invece rappresenta solo un disturbo.

I momenti di crisi aiutano a selezionare. Ecco perché una crisi è sempre anche una grande opportunità di cambiare le carte in tavola.

Tutto quello che ti ostacola

Io so come ci si sente a vedersi passare le giornate una davanti all’altra senza che la vita abbia un senso e so anche come ci si può uscire.

Abbiamo un dono, ognuno di noi ha il suo, vivere senza condividerlo con gli altri equivale a sprecarlo. Spesso non sappiamo qual è il nostro dono, ma non significa che dobbiamo abbandonare il cammino solo perché ci vorrà del tempo per scoprirlo. Il tempo passerà comunque.

Spesso ce la raccontiamo che non sappiamo qual è il nostro vero talento, perché abbiamo paura di come potrebbero andare le cose se facessimo ciò per cui siamo davvero portati. Non vogliamo correre il rischio di fallire in una cosa che amiamo, allora piuttosto sacrifichiamo l’intera esistenza avendo successo in qualcosa che detestiamo, fallendo miseramente sul piano animico. 

Spesso siamo così ingabbiati nelle nostre convinzioni e quelle che abbiamo acquisito dall’ambiente che ci circonda che non crediamo che una vita diversa sia per noi possibile. 

Nessuno intorno a noi ce l’ha fatta, come potremo noi? 

Le convinzioni

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La mente torna sempre a ciò che le è familiare, là dove si sente a casa. Le convinzioni sono la nostra casa. E’ ciò che abbiamo vissuto in prima persona e non abbiamo dubbi sul fatto che sia vero, non ci rendiamo conto che è solo la nostra prospettiva dei fatti.

Se siamo convinte di non riuscire a ottenere un lavoro migliore e rafforziamo questo pensiero con incessanti dialoghi interiori su quanto poco valiamo e sul fatto che non avremo mai successo nella vita non ci metteremo mai in gioco per realizzare ciò che desideriamo ma che non abbiamo la forza di andarlo a prendere. 

Tutto ciò che ci circonda non farà che darci conferma di ciò di cui siamo convinte.

Se pensiamo che tutti gli uomini siano dei traditori perché siamo state tradite una volta e ci ha fatto del male incontreremo solo il tipo dell’uomo che conferma la nostra teoria. Oppure assumeremo un atteggiamento di diffidenza nelle relazioni che finiremo per sabotare ogni nostro rapporto con il prossimo. E’ più chiaro ora?

Le abitudini

Il cambiamento inizia dai piccoli passi quotidiani. Noi esseri umani vogliamo migliorare le nostre condizioni da oggi a domani, vogliamo guadagnare soldi velocemente- infatti una delle maggiori ricerche su Google è proprio questa. Vogliamo dimagrire in 7 giorni e perdere chili di troppo accumulati in un decennio. Vogliamo vivere felici e contenti, ma non vogliamo metterci dell’impegno, perché costa fatica- bisogna essere pazienti e fare a piccoli passi azioni che ci portano nella direzione dei nostri obiettivi. Nel lavoro è lo stesso. E’ più facile lamentarsi di ciò che non va, del capo, dei colleghi, del lavoro noioso e ripetitivo, della paga troppo bassa, che non cogliere le opportunità e rimboccarsi le maniche. 

Lo facevo anch’io e continuo a farlo ancora, perché… è più facile. 

Importante è iniziare a scardinare l’abitudine. Iniziare e perfezionare stradafacendo.

La paura

La paura è un meccanismo di sopravvivenza. Non possiamo eliminare la paura. Non sarebbe salutare. Di paure ne abbiamo tante e sono tutte ataviche. Si nascondono dappertutto.

Una delle paure che ho affrontato è stata quella di venire giudicata. La paura del giudizio dei miei simili mi bloccava letteralmente dal portare avanti progetti genuini che avrebbero aiutato tante persone a cambiare vita.

La paura del giudizio è insidiosa, perché noi abbiamo paura di quello che gli altri penseranno di noi se… mentre in realtà siamo noi che stiamo giudicano noi stessi. Avviene tutto letteralmente dentro di noi. E agli altri non frega più di tanto, magari qualcuno ci spettegola pure su di noi, ma questo non può fermarci dal vivere ciò che vogliamo vivere. Eppure capita così spesso.

Non ti spiegherò come eliminare la paura, perché non si può. Quello che puoi fare è affrontare le tue paure, guardarle, perché alla resa dei conti è solo questo quello di cui abbiamo bisogno: osservare- e tutto si ridimensiona all’istante e ogni problema trova una soluzione.

Gli ego

Plurale, esatto, gli ego sono più di uno. Per la precisione sono 7 principali con le loro sottocategorie. Non esiste l’ego buono. L’ego buono sono le virtù. 

Ogni volta che soffriamo dobbiamo ricordarci che non siamo noi a soffrire, ma uno dei nostri ego. Se l’uomo vuole smettere di soffrire deve sviluppare le virtù e trascendere la frammentazione dell’io. 

Lo spiego nella maniera più semplice possibile: se il tuo capo ti critica e tu vorresti sprofondare nel pavimento, ha appena ferito uno dei tuoi ego: l’orgoglio. 

L’ego dell’orgoglio ha preso il sopravvento sulla tua Essenza più pura. Al contrario degli ego, l’essenza non è in grado di essere ferita dalle critiche o dai giudizi. 

Per ora ti basti sapere che tu non sei i tuoi ego, ma spesso ti ci identifichi e questo ti causa dolore e ti trascina indietro nella vita. 

Ti voglio portare ora nel mondo dove puoi realizzare il tuo Progetto di vita.

Tutto quello di cui hai bisogno

Quello di cui hai bisogno non è un lavoro pagato meglio, né un posto prestigioso di cui vantarti. Certo, se è il prestigio quello a cui aspiri non c’è nulla di male. Voglio farti capire che non c’è mai nulla di male, qualunque scelta tu prenda, a patto che ti faccia stare bene, a patto che arrivi a fine giornata carica e non svuotata energeticamente da attività che non risuonano col tuo autentico talento.

Il silenzio dentro

Ti aiuterò ad allenarti al silenzio. E’ più complesso di quel che sembra, perché non ci hanno educati a questo. Ci hanno insegnato che le soluzioni si trovano scervellandosi e macinando pensieri senza interruzione.

E’ vero l’esatto opposto. 

La vera ispirazione, il vero intuito è una voce che parla solo ed esclusivamente nel silenzio. Se siamo costantemente oberati di pensieri e di dialogo interiore non riusciamo a captare la vera magia dentro di noi. 

Il senso della felicità

Questa l’ho sentita a una conferenza di Igor Sibaldi quattro anni fa e l’ho subito messa nella mia cassetta degli attrezzi. 

Siamo tutti continuamente alla ricerca della felicità, ma nessuno di noi sa realmente dare una definizione alla felicità. Si passa dal descrivere la felicità come una sensazione passeggera che non è possibile “trattenere” a lungo e in un certo senso è vero: nello stesso momento in cui dici di essere felice già non lo sei più perché ti stai definendo e le definizioni ti limitano, sempre. 

Se invece diamo retta a Igor Sibaldi e iniziamo a considerare la felicità come un senso, al pari della vista e dell’udito, ci si apre un mondo inesplorato: veniamo guidati dalla felicità, per capire se stiamo andando nella nostra direzione o se abbiamo sbagliato strada. 

Stessa cosa riguarda i lavori che svolgiamo. Se siamo infelici, quello dovrebbe essere un campanello d’allarme che ci avvisa che dobbiamo attuare un cambiamento.

Libera dalle convinzioni

Qualche anno fa ho frequentato una formazione che mi ha insegnato tanto sulle convinzioni e su come le rafforziamo plasmando così la nostra realtà in base a ciò che pensiamo della realtà. 

Ci sono vari metodi per liberarsi dalle convinzioni limitanti, dalle visualizzazioni, a dei metodi di lavoro veri e propri, a processi che ti portano a capire cosa ha originato quella specifica convinzione.

Tuttavia, quello che ho imparato dopo aver fatto il mio salto è che non basta recitare qualche formula, fare qualche visualizzazione e sperare che qualcosa cambi magicamente. 

Quello di cui hai bisogno è l’azione cosciente.

L'azione cosciente

E’ molto facile cadere nella trappola del perfezionismo, non sentirsi mai pronti e quindi continuare a procrastinare il momento che cambia tutto, quello al quale ti sei preparata così a lungo.

Si possono leggere tutti i libri su come si guida una bici, ma si impara a guidare una bici solo salendo sopra e pedalando. Non c’è altra maniera. 

Arriva un punto in cui sei pronta, sai di essere pronta, eppure continui a rimandare, perché vuoi imparare ancora qualcosa, vuoi applicare ancora questa tecnica, vuoi meditare ancora per qualche mese. Questo perché a volte ci accomodiamo in un certo ambiente o percorso di crescita che vogliamo restarci all’eterno perché ci sentiamo al riparo. 

Ecco, nemmeno questo è un bene per noi. Tutto quanto deve essere semplicemente funzionale al momento in cui saliamo sulla bici e iniziamo a pedalare, e a qualche punto della nostra vita dobbiamo semplicemente prendere il coraggio a due mani e farlo. 

E tu, stai posticipando il momento perché non sei realmente pronta o stai procrastinando perché sei insicura?

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