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Scegli tu la vita che vuoi fare.

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Anno sabbatico per trentenni

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Il periodo che ci lasciamo alle spalle ha mostrato a molte persone l’insensatezza delle vite che conduciamo. 

Ci infiliamo nel traffico, soli nelle nostre auto, e passiamo la maggior parte del nostro tempo chiusi in un luogo che a fine giornata non ci lascia nulla di soddisfacente. 

Attendiamo con ansia la fine della giornata lavorativa, il fine settimana, le ferie. 

Stare a casa tre mesi, per chi ha sviluppato nel corso della vita degli interessi e delle passioni è stata un’occasione per sfruttare il tempo per fare quelle cose che altrimenti non si aveva mai l’energia a sufficienza per fare.

Il lockdown ha fatto emergere la bellezza del tempo dedicato a se stessi, alle cose che fanno muovere qualcosa dentro, che riempiono le giornate di vita. 

Tornare alla “realtà”, agli stessi obblighi di sempre è stato faticoso a livello emotivo e mentale, perché l’essere umano non è su questa terra per produrre, consumare e poi crepare. 

Siamo qui per qualcosa di più grande, di più significativo. Non siamo qui per passare le giornate a compilare modulistica, a stipulare accordi e fare modulistica, a gestire un call center e farci sbattere telefoni in faccia da altra gente frustrata. 

E quale modo migliore per trovare quel qualcosa di più grande, di più significativo che non un anno di pausa dove riscoprire se stessi, fare esperienze fuori dal comune, studiare qualcosa di nuovo, incontrare persone nuove?

Quello che trovi qui:

L'anno sabbatico non è prerogativa di figli di papà

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Questo probabilmente non è il momento migliore per viaggiare, ma è certamente il momento ideale per pianificare il proprio anno sabbatico.

A differenza dei Paesi del Nord Europa, in Italia non abbiamo la cultura del gap year, che viene visto come una perdita di tempo che solo i figli di papà possono permettersi.

Voglio sfatare subito questo mito. 

Quando si viaggia fuori dai periodi canonici in cui si muove l’intera nazione, i costi di viaggio si abbassano notevolmente.

Per viaggiare in totale economia ci sono tantissime occasioni e piattaforme che offrono possibilità di risparmio, ma anche momenti di incontro con altri viaggiatori, come Workaway o altre piattaforme che trovi in rete.

Parte fondamentale del viaggio deve essere dedicata alla pianificazione del budget in modo realistico senza sottostimare la propria capacità di spesa e di risparmio. 

Quando si viaggia per vacanza, spesso si tende a spendere molti soldi per esperienze superflue, semplicemente per dire di “esserci stati”, mentre un periodo più lungo dedicato al viaggio non induce in questo stato di consumo bulimico delle esperienze e permette di godere delle cose più semplici con un budget molto più limitato.

Infine, si può decidere di prendere un anno di pausa e stare in un luogo fisso, non è necessario fare il giro del mondo o spostarsi, anche se l’atto stesso di uscire dal proprio ambiente offre moltissime possibilità di crescita e personalmente non posso che consigliarlo.

L’anno sabbatico non è una perdita di tempo

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In un anno sabbatico si possono vivere tantissime esperienze, capire molto di se stessi, delle proprie inclinazioni, si ha la possibilità di imparare una nuova lingua- fattore da tenere in alta considerazione. 

E’ l’anno in cui sperimentare, buttarsi in attività diverse senza avere sulle spalle una grande responsabilità e capire così cosa fa davvero per te.

Prendersi un anno di pausa tra il diploma e la scelta dell’università è un’occasione d’oro per esplorare il proprio mondo interiore prima di tutto, per provare diverse esperienze, capire ciò che non vuoi, per trovare ciò che vuoi veramente.

Il sistema nel quale viviamo invece ci vuole pronti e scattanti, con le idee molto chiare senza averci dato nessuna istruzione d’uso per trovare la nostra strada, per capire cosa fare da grande.

Cosa fare grande devi saperlo, punto e basta. E se non lo sai, fai quello che fanno tutti quanti: dedicati a sopravvivere.

Io non me lo sono preso l’anno sabbatico dopo la maturità. Pensavo che non fosse economicamente possibile, ma soprattutto non volevo perdere tempo- perché mi è stata trasmessa l’idea che dovevo sapere cosa volere da grande e se non lo sapevo erano affari miei. 

Così mi sono adeguata e mi sono dedicata a fare ciò che facevano tutti, perché lo facevano tutti e quello era il segno che altrimenti non fosse possibile.

Ho scelto Giurisprudenza perché mi pareva solida, perché il diritto mi piaceva, perché sapevo che avrei imparato a riflettere. Non mi interessavano le professioni legali. 

Ho scelto e ho finito Giurisprudenza, perché pensavo che mi desse più occasioni delle altre.

Ho lavorato durante tutto il percorso di studi e ho continuato con lo stesso lavoro quando mi sono laureata, fino al punto in cui ho capito che stavo sopravvivendo. 

Lì ho deciso di interrompere il flusso, di fare scelte sconsiderate per una 33enne con il “lavoro buono” e con il “tu almeno un lavoro ce l’hai” e tutte queste convinzioni assurde che gli altri ci hanno messo in testa.

E ho scoperto che l’anno sabbatico te lo puoi prendere anche superati i 30 anni.

Ho scoperto che è legittimo non sapere cosa vuoi veramente, perché nessuno ti ha mai spiegato che tu puoi tutto e non vale la pena rinunciarci.

Ho scoperto che non c’è una data di scadenza, nessuno ti corre dietro, è un processo e vale la pena affrontarlo per scoprire chi sei veramente e cosa vuoi fare nella vita, il tempo è una variabile esterna e non ti deve toccare.

Le difficoltà che ho affrontato prendendomi un anno sabbatico a 33 anni sono state diverse. Prima su tutte, non è socialmente accettabile scendere dal treno in corsa e dire “io questa vita così com’è non la voglio”. Non è benvisto. Ma in barba a quello che vogliono vedere gli altri, io ho deciso di partire per l’esperienza più arricchente e più formativa di tutta la mia vita.

Sto raccogliendo più frutti di quanti ne avrei avuti se fossi rimasta a fare il lavoro che ho sempre fatto per 1300 euro al mese scarsi.

Cosa fare grande devi saperlo, punto e basta. E se non lo sai, fai quello che fanno tutti quanti: dedicati a sopravvivere.

L'anno sabbatico è più valido della laurea

Quel pezzo di carta che con non pochi sacrifici ho raggiunto non dice nulla di me. Non dice di come mi piace spendere il mio tempo. Non racconta nulla dei miei sogni nel cassetto. E al giorno d’oggi non mi dà un granché di opportunità, se non quella di stare chiusa in un ufficio per 8 euro netti all’ora.

La mia esperienza nel mondo invece dice tutto di me. Racconta della mia voglia di esplorare, del mio desiderio di libertà. E’ costellata di incontri con persone e mondi. 

E’ frutto di scontri con me stessa, di paure affrontate, di lanci nel vuoto. 

E se vuoi qualcosa di concreto, l’anno sabbatico è stata l’occasione per prendermi il tempo e studiare, leggere, formarmi in materie che mi hanno sempre intrigato ma che lavorando tutto il giorno chiusa in un posto non avevo né tempo né voglia di fare. 

Durante il mio anno sabbatico ho imparato come mettere a frutto le mie competenze e trasformarle in qualcosa al servizio degli altri. Non me lo certificherà nessuno, ma quando fai con onestà ciò che ami e lo offri alle persone che ne hanno bisogno, qualche accademia ti deve forse dare un attestato, un diploma, per validarti come serio professionista?

Non si tratta di improvvisarsi, di fingere qualcosa, ma di acquisire tutte le competenze necessarie per arrivare dritti al punto ed essere d’aiuto al prossimo.

L’anno sabbatico è una meditazione lunga un anno

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Quando decidi di prenderti un anno di pausa dalla vita ordinaria che stai conducendo ti ritroverai inevitabilmente a fare i conti con te stessa. 

Per me, l’anno sabbatico è stato come un ritiro di meditazione durato un anno. 

Ho conosciuto più mie paure e debolezze in un anno lontana da casa, fuori dalla mia zona di comfort, senza un posto fisso, senza un vero e proprio domicilio, che non chiusa nella mia stanza di meditazione. 

 

 

Questo è possibile anche per te. Però per arrivare a questa conspevolezza e intraprendere azioni concrete non è stato automatico. Per arrivare ad avere risultati ho fatto un profondo percorso interiore, quello stesso percorso che voglio trasmettere a te. 

L’anno sabbatico è un modo per progettare il presente

Lo so che obietterai che non ti puoi permettere di stare senza lavoro per un anno intero. Ma se veramente desideri dedicarti a Te e darti questa occasione, puoi progettare il tuo anno sabbatico con largo anticipo, calcolare il budget necessario, risparmiare poco alla volta e darti una scadenza per fare il salto. 

Quella che sono oggi, quello che faccio oggi, il lavoro che mi permette di essere libera, lo spirito di iniziativa e la mentalità intraprendente e ottimista è tutto frutto di un anno di pausa.

Tirando le somme, posso dire in tutta tranquillità, che per me ne è valsa la pena. E conosco altre due persone a me vicine, nessuna delle quali è un figlio di papà, che si sono prese un anno sabbatico e hanno reinventato la loro vita da zero.

Tu, sei pronta per progettare il tuo presente?

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